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Normativa AI
  • 1 maggio 2026
  • 5 minuti

Norma UNI 11621-8, i 12 profili professionali dell'AI

Cosa definisce il nuovo standard italiano sulle competenze AI in azienda, e come usarlo per selezionare candidati, fornitori e percorsi di formazione.

Marco Mariella
Marco MariellaHead of design

Il 30 aprile 2026 è stata pubblicata la norma UNI 11621-8:2026, la prima in Italia, e la prima di questo tipo in Europa, a definire uno standard ufficiale su cosa fa, cosa sa e cosa deve saper fare chi lavora con l'intelligenza artificiale in azienda. Non è una cosa astratta: riguarda chi assume, chi viene assunto, chi forma e chi certifica competenze AI.

Perché interessa le PMI italiane

La risposta semplice è che ora esiste un riferimento comune dove prima c'era caos. Chi pubblica oggi un'offerta di lavoro per uno specialista AI si trova di fronte a curriculum disomogenei, titoli inventati, competenze non verificabili; chi risponde a quell'offerta non sa bene cosa ci si aspetta; chi seleziona non ha criteri condivisi per confrontare i candidati. Con uno standard condiviso, le descrizioni delle posizioni possono essere più precise e verificabili, i candidati possono capire cosa viene richiesto in modo oggettivo, le aziende possono valutare i fornitori AI con criteri documentati, e i percorsi di formazione possono essere progettati su competenze reali invece che su parole d'ordine di tendenza. Per le PMI che non hanno ancora figure AI interne, la norma è utile anche per capire cosa acquistare dall'esterno: se un fornitore propone un servizio AI, quali competenze deve dimostrare di avere? Ora esiste un vocabolario condiviso per rispondere a questa domanda.

Cosa dice la norma, in concreto

La UNI 11621-8 fa parte della famiglia di standard sui profili professionali ICT, sviluppata dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526, UNINFO, insieme alla Commissione Tecnica 533 dedicata all'AI, con il supporto del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio. La logica è quella già consolidata per altri profili IT: per ogni ruolo la norma specifica missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità e indicatori di prestazione, non definizioni generiche ma indicatori misurabili. La metodologia segue la norma madre sui profili professionali ICT ed è allineata al quadro europeo delle e-competenze, lo stesso framework già usato per certificare competenze digitali nel settore ICT. Il punto più importante è che la norma è allineata al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale e alla legge con cui l'Italia lo ha recepito: non è uno standard isolato, si inserisce direttamente nel quadro normativo che già obbliga le aziende a classificare i propri sistemi AI e a dimostrare competenze adeguate nella loro gestione.

I 12 profili definiti

La norma copre l'intero spettro delle figure AI in azienda, dalla governance tecnica alla ricerca. Tra i profili di leadership e strategia rientrano il responsabile della strategia AI a livello di organizzazione, la figura che affianca le aziende nell'adozione AI come profilo tecnico normato, e chi gestisce il ciclo di vita dei prodotti AI. Tra i profili tecnici operativi rientrano lo specialista nell'interazione con i modelli linguistici, chi progetta e ottimizza algoritmi AI, chi lavora con reti neurali e modelli di apprendimento profondo, chi sviluppa e mette in produzione modelli di machine learning, chi si occupa di elaborazione del linguaggio naturale, chi costruisce l'infrastruttura dati per i sistemi AI, e chi analizza e modella i dati. Tra i profili specialistici rientrano lo specialista in sicurezza dei sistemi AI, che si occupa di attacchi avversariali e protezione dei modelli, e il ricercatore che lavora su nuovi modelli e metodi applicati. Dodici ruoli che coprono sia le figure operative sia quelle strategiche: un'azienda che adotta l'AI non ha bisogno di tutte e dodici, ma sapere quali esistono, e cosa fa ciascuna, cambia il modo in cui si pianifica un team.

Il legame con l'AI Act

Non è una coincidenza che la norma sia uscita mentre l'AI Act è in piena implementazione. L'AI Act richiede, per i sistemi ad alto rischio, che chi li sviluppa e gestisce abbia competenze adeguate, ma "competenze adeguate" è rimasto un concetto vago finché non c'era uno standard di riferimento a cui appoggiarsi. La UNI 11621-8 colma questo spazio: un'azienda che usa sistemi AI classificati ad alto rischio, per esempio nel recruiting automatizzato, nella gestione del credito, nei sistemi medici, può ora documentare le competenze del proprio team usando i profili normativi come riferimento. Non è ancora un obbligo esplicito, ma nella logica dell'AI Act, dimostrare la conformità richiede documentare processi, responsabilità e competenze, e avere una figura di riferimento con competenze descritte secondo la UNI 11621-8 è un argomento molto più solido di un organigramma generico privo di dettagli verificabili.

Cosa possono fare le aziende adesso

La norma è appena uscita, e gli organismi di certificazione potranno usarla come base per certificare i professionisti, ma questo richiederà mesi per strutturarsi. Nel frattempo, ci sono azioni concrete che un'azienda può fare subito. Mappare le competenze interne, capire chi fa cosa in azienda quando si parla di AI e quante figure hanno competenze documentate, usando i 12 profili della norma come framework anche solo per un esercizio interno. Aggiornare le descrizioni delle posizioni aperte, usando la norma come riferimento non per copiarla ma per capire quali competenze e indicatori specificare in modo credibile. Strutturare la formazione, perché i profili definiti dalla norma indicano anche conoscenze e abilità richieste, un punto di partenza solido per costruire percorsi interni o valutare correttamente quelli proposti dall'esterno. E valutare i fornitori, usando i profili normativi per verificare le competenze del team che lavora su un progetto affidato a un partner esterno, invece di fidarsi solo delle referenze commerciali. Se vuoi capire davvero come applicare questo standard alla tua azienda, parliamone.